James Lee Byars. The palace of good luck

Dal 12 aprile 1989 al 11 giugno 1989

A cura di Rudi Fuchs, Johannes Gachnang, Cristina Mundici

James Lee Byars, (Detroit, Michigan, 1932 – Il Cairo, Egitto, 1997), interessato alle culture e alle religioni orientali, ha soggiornato a lungo in Giappone, dove si è recato più volte tra il 1957 e il 1967 insegnando inglese ai monaci buddisti.

Fortemente influenzato dalle filosofie antiche, ma anche particolarmente attento alle ricerche scientifiche più avanzate, Byars crea un linguaggio visivo basato su forme semplici, ma dal profondo valore simbolico, quali le figure del cerchio e della sfera. Anche i materiali e i colori che adotta, come l’oro, il nero, il velluto, hanno un significativo richiamo metaforico. Ogni elemento nella sua arte rimanda direttamente all’idea classica di perfezione e alle forme dell’eterno. Essa è un richiamo costante alla potenza dello spirito e all’intensificazione della sua presenza nella realtà del mondo di oggi. L’oro e la sfera tornano anche in The Fire Circle (Il cerchio di fuoco), performance che Byars ha eseguito in occasione dell’inaugurazione della mostra, durante la quale, vestito d’oro, ha dato fuoco a una sfera di arbusti che ha bruciato per tutta la notte.

The Palace of Good Luck (Il palazzo della fortuna) presenta opere che non recano messaggi univoci, ma sono simbologie sfuggenti ed enigmatiche che invitano lo spettatore a indagare nella propria memoria culturale per trovare da sé la risposta e il significato. Chi riflette, conosce la presenza solo nella forma del passato, ma solo il presente, l’istante in cui l’opera incontra lo spettatore, è l’unica possibilità di accesso a essa. Nell’opera infatti è descritta la sua stessa comprensione, non l’oggetto della comprensione e l’opera inevitabilmente si ritrae da chiunque non si lasci prendere dal presente.

Francesca Gambetta

Dal 12 aprile 1989 al 11 giugno 1989