Lara Favaretto. I poveri sono matti

25 maggio 2004 - 27 giugno 2004

La collezione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea è un organismo in costante divenire, intenzionalmente volta a dichiarare l’impegno del Museo nei confronti dell’arte capace di creare il nuovo e dare forma a idee altrimenti non espresse. Il coraggio del museo di muoversi costantemente lungo percorsi non ancora storicizzati ha trovato forza grazie al generoso sostegno della Fondazione CRT. Con il Progetto per l’Arte Moderna e Contemporanea la Fondazione sta infatti creando in collaborazione con il Museo una collezione attenta a documentare i momenti salienti della storia dell’arte contemporanea italiana e volta a sostenere le ricerche delle nuove generazioni.

“Cambiare gli occhi per imparare ad essere una giostra”: con queste parole Lara Favaretto descrive l’intenzione che ha animato la sua più recente ricerca, un’indagine all’interno della quale si fondono sentimento, storia, malinconia e fantasia.

Inteso come “indagine sentimentale” più che come analisi scientifica, il viaggio di Favaretto è il naturale proseguimento di una ricerca che trova nella dimensione della festa e in alcune sue espressioni primarie come il carnevale, il circo, o il luna-park la sua fonte di ispirazione. Ogni volta che realizza un’opera, Favaretto desidera regalare ai visitatori l’emozione del tempo sospeso, separato dalla prevedibilità del quotidiano e al contrario allietato dalla possibilità del meraviglioso, contemplando l’ipotesi di spostare il punto di vista per arrivare a rendere tangibile l’ebbrezza di un mondo alla rovescia.

Dall’Italia all’India, per tornare ancora in Italia, seguendo alcuni spostamenti dei giostrai, nell’immaginario dell’artista le giostre, continuamente montate e smontate da una piazza all’altra, vivono in quanto organico proseguimento di coloro che le gestiscono, arrivando ad essere un unico “spettacolo”, dove l’umano è inscindibile dalla macchina e dove è necessario “scomparire per riapparire”. Evitando di lavorare sul ricordo ma cercando invece di porre le condizioni per una nuova ipotetica partenza, l’opera di Favaretto è un carrozzone – tradizionale abitazione usata dai giostrai quale dimora – letteralmente appeso a un filo. Esperienza di viaggio condensata in un sogno da condividere, l’opera reca il titolo autobiografico preso dal romanzo di Cesare Zavattini I poveri sono matti (1937), storia surreale dove il sogno quale possibilità infinita, consolatrice, libera e innocente è protagonista.

 

Marcella Beccaria