Martin Kippenberger. Respektive 1997-1976

04 febbraio 1998 - 03 maggio 1998
A cura di Christian Bernard
Figura centrale dell’arte tedesca, Martin Kippenberger (Dortmund, Germania, 1953 – Vienna, Austria, 1997) si oppone al rigore dell’Arte Concettuale e alla concezione dell’opera d’arte come
testo che si esaurisce nell’analisi del proprio linguaggio.
La mostra documenta la sua poliedricità, in una retrospettiva completa che comprende, oltre alla pittura figurativa, sculture realizzate con oggetti comuni, fotografie grafiche e disegni.
Alla fine degli anni Settanta, a Berlino, egli fonda il Kippenberger Büro, un centro polivalente aperto alle varie forme delle culture underground, dove organizza mostre di giovani artisti che diventeranno i protagonisti della nuova arte tedesca. Inoltre pubblica libri, riviste, suona in gruppi musicali punk. Questa attività a sostegno della cultura e delle arti visive in particolare accompagna
tutta la sua carriera, fino alla creazione nel 1993 di un museo d’arte contemporanea ricavato dalle rovine di un mattatoio pubblico nell’isola greca di Syros.
La critica che egli rivolge al concetto tradizionale di artista si esplica nel rifiuto di adottare uno stile riconoscibile e nella volontà di attraversare più linguaggi, offrendo una pittura in bilico tra figurazione e astrazione. Kippenberger ha portato questa attitudine alle estreme conseguenze, affidando la realizzazione dei dipinti da lui progettati ad altri esecutori chiedendo loro di imitare lo stile di famosi artisti. Queste pratiche sottraggono pathos all’atto artistico, mettendolo a confronto con la sfera della comunicazione di massa, giungendo alla parodia del sistema dell’arte quale ambito separato dalla realtà.
Karin Gavassa