Maurizio Cattelan. Tre installazioni per il Castello

Dal 25 settembre 1997 al 18 gennaio 1998

A cura di Giorgio Verzotti

In pochi anni Maurizio Cattelan (Padova, 1960), si è imposto come uno degli artisti più interessanti della sua generazione. Intervenendo all’interno del sistema dell’arte con operazioni che perturbandone il funzionamento, lo mettono sotto analisi confrontandolo con la vasta sfera del sistema informativo, realizza opere che inducono a una riflessione sulla problematicità del rapporto arte-vita. I suoi lavori infatti spesso riflettono sulle dinamiche sociali, tanto che la sua attività è arrivata a includere operazioni che si potrebbero definire extra-artistiche quali, l’ideazione e co-direzione di una rivista che si serve delle immagini precedentemente pubblicate da altri giornali, la creazione di fantomatici premi in denaro fino all’istituzione di una quanto mai anomala VI edizione della Biennale dei Caraibi dove, ironizzando sul sovraffollamento di eventi artistici a cadenza biennale, un gruppo di artisti scelti dallo stesso Cattelan, è stato letteralmente invitato a “prendersi una vacanza”. Le tre opere presentate in quest’occasione, si distinguono sia per il confronto e il dialogo diretto con gli spazi del museo, sia per l’utilizzo del tutto anticonvenzionale degli stessi.

Mentre in una sala, tre carrelli da supermercato dalla struttura allungata sembrano momentaneamente abbandonati per dare tempo a un improbabile acquirente di scegliere quali opere della collezione del Castello di Rivoli portarsi via, di fianco al caminetto di un’altra stanza, un cane acciambellato sembra dormire placidamente, ma il titolo dell’opera recita testualmente Stone Dead (Morto stecchito) e il cane è in realtà in tassidermia. Altrettanto pacificamente, un bambino in felpa e jeans seduto davanti a un banco di scuola di fronte a una finestra, dà le spalle al visitatore: avvicinandosi si scopre che non si tratta di un bambino, ma di un manichino in lattice con le sembianze particolari del volto dell’artista e con le mani inchiodate al banco da due matite:

ancora una volta il titolo è ironicamente emblematico Charlie don’t surf (Charlie non fa il surf).

Chiara Oliveri Bertola

Dal 25 settembre 1997 al 18 gennaio 1998