Nicola De Maria. Cinque o sei lance spezzate a favore del coraggio e della virtù

Dal 18 dicembre 1985 al 12 marzo 1986

L’universo creativo di Nicola De Maria (Foglianise, Benevento, 1954), è difficilmente descrivibile attraverso le pratiche comuni della raffigurazione artistica, per questo spesso il suo lavoro viene accostato ad altre discipline quali la musica e la poesia che sembrerebbero poter meglio esprimere la sua visione lirica e intimista dell’arte e della vita in genere. Rispetto ad altri autori della Transavanguardia, di cui è uno dei protagonisti riconosciuti, De Maria è infatti quello che più di tutti si è allontanato dall’idea di una pittura figurativa, preferendo un tipo di immaginario apparentemente più astratto, composto prevalentemente di colore, parole e segni, a cui è affidato il compito di esprimere e rendere visibile l’universo intimo e sensibile. Attraverso l’utilizzo di un colore che si fa portatore di alti valori spirituali, e di un immaginario rivolto alle piccole cose e ai doni della natura, i fiori, il mare, il cielo, la luna, De Maria muove, attraverso i suoi quadri e le sue installazioni, verso la creazione di un microcosmo lirico che porta sovente i suoi lavori ad abbandonare la dimensione della tela per diffondersi nello spazio. L’installazione creata in questa occasione si inscrive perfettamente all’interno della sua poetica. Nonostante la forte caratterizzazione storica dell’edificio e trascendendo completamente da esso, ha dipinto infatti in diversi colori le pareti di una sala creando un ambiente unico e coinvolgente. Invitati a prendere parte a questo mondo, non si può che indugiare su alcune tele incastonate come preziosi gioielli sui muri dipinti, la cui discreta presenza, sembra offrire possibili indicazioni per una trascrizione lirica dell’universo intimo dell’artista.

Chiara Oliveri Bertola

 

 

Dal 18 dicembre 1985 al 12 marzo 1986