Thomas Ruff

Dal 18 marzo 2009 al 21 giugno 2009

a cura di Carolyn Christov-Bakargiev

Alla fine degli anni Ottanta,Thomas Ruff (Zell am Harmersbach, Germania, 1958, vive e lavora a Düsseldorf) è tra i primi artisti ad usare la fotografia come mezzo artistico pienamente riconosciuto nell’arte contemporanea. Partecipa a Documenta Kassel nel 1992 e rappresenta la Germania alla Biennale di Venezia nel 1995. Eppure Ruff utilizza da sempre il mezzo della fotografia con scetticismo: la superficie fotografica è per l’artista una lamina sottilissima; mentre inganna l’osservatore con la sua estrema verosimiglianza, rivela la fondamentale impossibilità di conoscere il mondo nella nostra epoca digitale. Le sue immagini paiono enfaticamente affermare l’assenza della caratteristica principale della fotografia – quella di offrire una registrazione e una memoria affidabile della realtà. Attraverso immagini mute e svuotate da qualsiasi affezione, Ruff ci parla invece di una soggettività contemporanea definita dall’amnesia.

Il percorso espositivo nella Manica Lunga si apre con le opere più recenti dell’artista, la serie zycles (cicli, dal 2007), stampe digitali a getto d’inchiostro su tela, nella quale Ruff sviluppa una riflessione sull’immagine virtuale dello spazio e sul tramonto della fotografia, ormai inseparabile dalla pittura. I zycles raffigurano soggetti generati dal computer e sono il risultato di un programma di modellazione tridimensionale. Le Nächte (Notti, 1992 e 1996) scaturiscono invece dalla reazione dell’artista alle immagini di guerra notturne trasmesse in televisione durante la prima guerra del Golfo. Ruff sceglie come soggetti i luoghi familiari della città di Düsseldorf, ma le rappresentazioni che ne trae, con la loro caratteristica luce verdognola, riportano immediatamente alla mente le immagini televisive di guerra. Nella seguente serie di opere intitolata Substrat (Sostrato, dal 2001), Ruff interviene su immagini reperite su Internet e tratte dai manga, i popolari fumetti giapponesi, pervenendo ad una visione astratta, quasi psichedelica. Nelle Sterne (Stelle, 1989-1992), Ruff ricorre a immagini della volta celeste. La serie Retuschen (Ritoccati, 1995) è composta invece da piccoli ritratti fotografici ripresi da illustrazioni trovate in comuni testi di medicina e ritoccate a mano.
La serie l.m.v.d.r. (1999-2001) è composta da opere fotografiche aventi come soggetto gli edifici realizzati dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe. La serie prende il titolo dalle iniziali del nome dell’architetto. In seguito, Ruff realizza una serie di fotografie di architetture in Italia, dedicata al Mercato del Pesce di Napoli di Luigi Cosenza (m.d.p.n., 2002-2003), di cui due esemplari in collezione sono esposti nella Sala 30 del Castello.
Ruff inizia la serie jpegs nel 2004. Mettendo in risalto l’origine digitale delle immagini, l’artista interviene sulla struttura dei pixel rendendola leggibile da una distanza superiore ai 5 metri per poi confonderla progressivamente in una griglia astratta mentre ci si avvicina all’opera. L’artista propone un atlante che risulta al tempo stesso spaventoso e attraente. La serie include anche immagini di paradisi naturali, espressione dell’immaginario collettivo.
Le riprese fotografiche di eventi quali guerre e disastri naturali hanno finito per produrre un offuscamento del senso di perdita e di dolore e uno sguardo pornografico che considera il corpo pura superficie e impulso elettrico. La serie dei nudes (nudi), iniziata nel 1999, consta di ingrandimenti di immagini pornografiche a bassa risoluzione reperite su Internet e modificate dall’artista. Le opere rappresentano l’estrema fantasia meccanicistica dell’era digitale, nella quale il desiderio sessuale è sfocato ed effimero, costantemente stimolato e altrettanto regolarmente distratto da un’altra immagine, o istante, nella distribuzione dei pixel, che si fa largo fino alla superficie dello schermo – una stimolazione elettronica nella quale le figure rappresentate sono confuse nell’oscillazione dei bit, come se il corpo fosse collegato a elettrodi e il desiderio un mero automatismo elettrico.

Una delle caratteristiche più evidenti nell’arte di Ruff è l’uso della classificazione, o meglio il fatto di lavorare in serie e di compilare e ordinare serie. Tuttavia Ruff non tenta di esaurire tutti gli esempi di ogni categoria, né perviene a conclusioni. Si tratta piuttosto di un insieme di campioni inutili, senza scopo. Ogni classificazione crea una forma di ordine e un’organizzazione formale. Nelle opere di Ruff rimane solo questa organizzazione formale. Il suo sguardo è senza qualità, senza ideologia, senza azione e si dirama in tutte le direzioni. La sua arte non include tutto, ma riguarda tutto e riguarda la nostra necessità di avere tutto.

Carolyn Christov-Bakargiev

 

Dal 18 marzo 2009 al 21 giugno 2009