Una rosa non ha denti. Bruce Nauman negli anni Sessanta

Dal 23 maggio 2007 al 09 settembre 2007

a cura di Costance M. Lewallen

23 maggio – 9 settembre 2007

 

Bruce Nauman (Fort Wayne, Indiana,1941) è uno tra gli artisti più riconosciuti a livello internazionale.

Nel 1964 si trasferì nella California settentrionale, dove sarebbe rimasto fino al 1969 e dove si iscrisse al Master in arte della University of California di Davis. Questa mostra celebra e approfondisce il suo importante e produttivo periodo giovanile. Durante quel periodo, per quanto breve, l’artista pose le basi di tutti i suoi lavori successivi, e rivoluzionò la nozione comunemente accettata di opera d’arte.

Nauman, come artista sperimentale, si interroga sull’esperienza ed il rapporto dell’individuo con il mondo, e sulla costruzione di significato attraverso l’analisi di quel rapporto. La mostra, che verte esclusivamente sugli anni dal 1965 al 1969, rivela al pubblico una serie di opere inedite oppure che dalla metà degli anni Sessanta in poi erano state esposte molto di rado, fornendo così un’occasione unica per apprezzare il contributo di Nauman all’arte contemporanea.

Le investigazioni di Nauman sul processo e sul significato della creazione artistica, attraverso mezzi espressivi quali scultura, performance, film, video, fotografia, disegno e installazione, furono alcune tra le prime e più radicali espressioni della pratica artistica post-minimalista, in contrasto con la levigata spettacolarità della Pop Art e lo stile raffinato del Minimalismo. In un periodo di attivismo politico e di grandi cambiamenti sociali in tutto l’Occidente, Nauman, invece di aggiungere altri “oggetti” finiti alla profusione di prodotti della cultura consumistica, trasferì il processo della creazione artistica all’interno dell’opera d’arte, mettendo in relazione le proprie attività quotidiane e i sottoprodotti di quelle attività all’interno di un corpus di opere, in cui la scultura e la performance divennero due aspetti della stessa pratica. Approfondì l’esperienza individuale dell’Essere osservando le proprie reazioni fisico-emotive ai movimenti del corpo nello spazio, e all’incontro con gli oggetti all’interno di quello spazio – una serie di osservazioni che si tradussero in
sculture enigmatiche, dapprima in ceramica non smaltata, poi in vetroresina, a volte persino in un materiale semplice e “povero” come il cartone. Nauman era attratto dagli angoli e dalla superficie del pavimento, e collocava gli oggetti molto in alto o molto in basso rispetto allo sguardo dell’osservatore. Realizzò sculture con fogli di lattice che pendono da una parete o piegati e abbandonati in un angolo, i quali, più che a opere d’arte, facevano pensare a materiali di scarto sparsi per lo studio. Egli, in questo modo, intendeva indagare sull’idea di
crollo e di fallimento, sui gesti non funzionali, sullo spazio negativo, sulla semplicità e l’assenza di artifici.

Questa mostra, che prende il nome dall’opera A Rose Has No Teeth (Una rosa non ha denti), del 1966, ha inizio con le prime due sculture realizzate da Nauman, Cup and Saucer Falling Over (Tazza e piattino che cadono) e Cup Merging with Its Saucer (Tazza che si fonde con il piattino) entrambe del 1965, per poi proseguire con alcune delle sue sculture in vetroresina, raramente esposte al pubblico. Il neon (e il rapporto fra linguaggio, segni e segnaletica, percezione e pensiero) si trova al centro di una serie di opere che riflettono su lacune e slittamenti nelle associazioni mentali e nei meccanismi della costruzione di significato. Questi esperimenti sono qui rappresentati da una serie di lavori importanti, fra cui la prima opera conservata in cui Nauman fa uso del neon, Untitled (Senza titolo, 1965), e la spirale The True Artist Helps the World By Revealing Mystic Truths (Window or Wall Sign) (Il vero artista aiuta il mondo rivelando verità mistiche – Insegna da vetrina o da parete, 1967).

Nei suoi primi film, Nauman era interessato tanto alle immagini che apparivano sulla pellicola quanto al mezzo filmico in sé: nel paradossale Sound Effects for Manipulating the T Bar (Effetti sonori per manipolare la barra a T, 1965 ca.), per esempio, lo spettatore vede un paio di mani che picchiettano sul legno, un gesto con cui un tecnico del suono potrebbe registrare un effetto sonoro, ma in questo caso non si sente alcun rumore. Mentre era ancora all’università, nel 1965-66, Nauman creò anche una serie di performance nello studio basate sul compimento di semplici gesti e azioni, come maneggiare un tubo fluorescente per realizzare forme luminose. Alcune di queste performance giovanili divennero in seguito una serie di azioni registrate su video. I video rappresentano tanto una documentazione di azioni quanto un’esplorazione del mezzo in sé, del suo linguaggio e della sua tecnica. La mostra si conclude con la prima struttura-corridoio, Performance Corridor (Corridoio per performance, 1969), capostipite di un’importante serie di spazi architettonici realizzati da Nauman perché il pubblico possa entrarvi dentro, vivendo così un’esperienza diretta.

Carolyn Christov-Bakargiev

La mostra è stata realizzata grazie al contributo di Henry Luce Foundation, Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, National Endowment for the Arts. Un ringraziamento particolare a Terra Foundation for American Art per la presentazione a Rivoli. L’esposizione, è stata organizzata da University of California, Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive. 

Dal 23 maggio 2007 al 09 settembre 2007