Volti nella folla – Immagini della vita moderna da Manet a oggi

06 giugno 2005 - 10 luglio 2005

La mostra è stata organizzata in collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra a cura di Iwona Blazwick e Carolyn Christov-Bakargiev   “L’apparizione di questi volti nella folla /Petali su un umido, nero ramo”. La poesia ‘haiku’ scritta da Ezra Pound nel 1913 dopo un viaggio nella metropolitana parigina, fornisce una potente immagine della condizione moderna caratterizzata dall’emergere di una nuova soggettività e dalle reazioni che l’individuo mette in atto per elaborarla. Con il sorgere della grande città nel corso del XIX secolo,l’individuo si trova a confrontarsi con la folla della metropoli moderna, luogo di incontri fugaci e anonimi nelle strade, nei caffè, nei parchi. Le persone appaiono pervase da una profonda solitudine oppure, al contrario, dall’entusiasmo per le nuove possibilità che permettono di costruire e ricostruire liberamente la propria identità. A partire da questa duplice condizione si è sviluppata un’arte specificatamente moderna, nella quale lo spettatore viene coinvolto nel ruolo di partecipante alla scena raffigurata. Attraverso un’inedita strutturazione dello spazio pittorico il campo visivo dello spettatore si identifica con quello dell’artista o di un ideale obiettivo fotografico; lo spettatore è parte della scena, come il cittadino lo è della moderna società. Le grandi rivoluzioni artistiche del secolo scorso sono state associate allo sviluppo dell’arte astratta modernista, che dall’astrazione e dal monocromo giunge all’opera d’arte concettuale smaterializzata e al pensiero stesso come opera, sottolineando il ruolo assunto dalla fotografia e dalla cinematografia nel liberare progressivamente l’arte dall’esigenza della raffigurazione. Tuttavia, lungo tutto il XX e all’inizio del XXI secolo, l’uso persistente dello spazio illusorio e della figurazione nelle pratiche di artisti operanti tra pittura, collage, scultura, fotografia, film e video, delineano una storia parallela dell’arte contemporanea, altrettanto radicale. Individuando proprio nell’opera di Édouard Manet, Le Bal masqué à l’Opéra (Ballo in maschera all’Opera, 1873) un punto di partenza, Volti nella folla intende tracciare una storia di questa avanguardia figurativa. Gli scenari realistici di Manet non hanno solo inaugurato un inedito uso del piano pittorico piatto che ha aperto la strada all’astrazione modernista, ma offrono contemporaneamente una coinvolgente rappresentazione di quell’istantaneità, fluidità e mutevolezza che costituiscono uno degli aspetti più evidenti della modernità stessa fin dal suo avvio. D’altro canto, un altro orientamento scorre parallelamente a questa visione ottimistica, un senso acuto di diffidenza, il domandarsi se sia mai veramente possibile entrare in relazione con gli altri o sopravvivere all’alienazione dell’anonimato e all’energia schiacciante della folla che ci circonda. Questo sentimento induce Edvard Munch, Alberto Giacometti o Francis Bacon a raffigurare un universo interiore tormentato o esasperato e porta artisti come William Kentridge o Willie Doherty a interrogarsi sulle responsabilità del singolo in relazione alla storia collettiva e sull’identità stessa in relazione agli stereotipi imposti dalla società. Per artisti quali Alexandr Rodchenko o Joseph Beuys la figura umana incarna un impulso rivoluzionario, trasgressivo o simbolico, ben rappresentato anche dall’evoluzione della fotografia, attraverso il contributo di fotografi come Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Tina Modotti, Walker Evans, Helen Levitt, Mario Giacomelli e David Goldblatt. Se alcune opere rappresentano una drastica rottura formale con il passato, proponendo strutture innovative e radicali, altre rappresentano l’impatto della vita moderna nei termini del progressivo disfarsi di una soggettività autonoma, come nei pedinamenti urbani di Vito Acconci, Sophie Calle, Steve McQueen, Francis Alÿs, o nei travestimenti di Cindy Sherman e nelle narrazioni sotterranee e ambigue di Janet Cardiff e George Bures- Miller