Wolfgang Tillmans

Dal 20 febbraio 2002 al 20 maggio 2002

Nato a Remscheid, in Germania, nel 1968, Wolfgang Tillmans ha esordito alla metà degli anni Novanta ed è presto diventato uno degli artisti più significativi di questo ultimo decennio. Oggi vive e lavora a Londra.
La mostra presentata al Castello di Rivoli, seconda tappa di un itinerario europeo partito dalla Deichtorhallen di Amburgo, prende sinteticamente in esame tutta la sua attività, prestando particolare attenzione alla produzione più recente.
Le opere degli esordi di Tillmans, poco più che adolescente, sono sperimentazioni con fotocopie, presto seguite da fotografie che, intorno ai primi anni Ottanta, ci restituiscono l’atmosfera delle culture giovanili dell’epoca, con i suoi caratteristici personaggi e stili di vita.
Tillmans pubblica le sue immagini su riviste legate a quel mondo e allestisce le sue prime mostre, intenzionato a non distinguere eccessivamente gli ambiti di diffusione del suo lavoro, siano essi la rivista, il libro o la mostra vera e propria.
Tutta l’opera di Tillmans è infatti giocata sulla possibilità della riproduzione, della replica attraverso i media più diversi. Le sue fotografie significativamente non hanno mai un unico formato ma vanno dalle più ridotte per raggiungere a volte, soprattutto recentemente, dimensioni gigantesche, decisamente fuori dagli standard della riproduzione fotografica.
Nelle occasioni espositive spesso le immagini si ripetono in diversi formati, contraddicendo il concetto di opera unica, mentre l’estrema libertà delle installazioni testimonia l’interesse di Tillmans per un lavoro artistico inteso come proliferazione ininterrotta di immagini, che occupano lo spazio nelle modalità più impensate.
I soggetti prediletti dall’artista sono stati, nei primi anni, ragazzi e ragazze colti nella quotidianità delle loro case, o fotografati in effusioni erotiche, o ancora negli ambienti della loro vita collettiva, i locali notturni, la strada delle grandi metropoli occidentali.
Queste opere hanno fatto il giro del mondo e hanno celebrato Tillmans come il cantore di una generazione e dei suoi sogni esistenziali. Le opere che si sono poi susseguite fino ad oggi hanno però dimostrato che la curiosità dell’artista abbraccia molti altri ambiti della realtà. Ad un occhio particolarmente incline a riprendere con sorprendente precisione i fenomeni più dimessi della vita di ogni giorno (nature morte di fiori, frutta, oggetti banali casualmente raccolti su tavoli o davanzali di finestre, jeans e magliette stesi ad asciugare sopra termosifoni, qualche accenno ironico alla sessualità), l’artista associa l’impegno che lo spinge, anche al di fuori del sistema artistico, ad elaborare immagini a sostegno di temi politici come i diritti dei gay, la lotta contro il razzismo o la difesa dell’ambiente naturale.
Più recentemente, un interesse per le regole percettive che sovrintendono alla costruzione della fotografia ha spinto Tillmans a fermare l’attenzione su immagini che si avvicinano a schemi geometrici, come nel caso delle “vedute dell’alto” realizzate negli anni recenti, tanto numerose da indurre l’artista ad intitolare in questo modo il catalogo che accompagna la presente rassegna.
Città e campi coltivati ripresi dall’aereo, strade, piazze ed altri spazi urbani fotografati da punti di vista molto rialzati, immagini del cielo stellato e delle nuvole e persino la superficie increspata dell’acqua di una piscina, dovunque Tillmans cerca e trova uno schema visivo quasi astratto che resta però sempre legato alla realtà cangiante dei fenomeni. L’astrazione vera e propria è giunta infine, a partire dal 2000, nel novero delle scelte formali dell’artista, e ciò è avvenuto grazie ad una pratica completamente manuale.
Le grandi chiazze, le strisce, le griglie che vediamo galleggiare sopra le grandi o grandissime carte fotografiche recenti di Tillmans sono frutto di un lavoro interamente realizzato in camera oscura, senza la mediazione della macchina fotografica, facendo interagire unicamente la carta sensibile e la luce. Lo schema visivo, anche quello che descrive le micro-strutture (il pulviscolo colorato della serie Blushes, Rossori, per esempio) viene evidenziato dalle grandi dimensioni e dalla stampa a getto d’inchiostro, che è la scelta tecnica prediletta dall’artista per ingrandire le immagini senza perdere in nulla la loro forte ricchezza cromatica.
Nel mondo di Tillmans naturalmente queste opere astratte convivono con le fotografie “figurative”, che negli esiti più recenti, come i grandi ritratti a colori, assumono una compostezza quasi classica.
Giorgio Verzotti

Dal 20 febbraio 2002 al 20 maggio 2002