Ramona Ponzini

Promenade, 2023, è un’opera in cui Ramona Ponzini invita il visitatore ad accedere a luoghi fisici e immaginari attraverso le qualità del suono. L’artista ha registrato i rumori e la risposta spaziale al proprio canto nei giardini della Villa Cerruti, del Parco Melano, fino a raggiungere ambienti del Castello di Rivoli inaccessibili ai visitatori: la Sala dei Falconieri, la Grotta del Ninfeo, la Cisterna cinquecentesca e il pozzo medievale. In un esercizio di riposizionamento aurale nello spazio fisico, che evoca la pratica del “bagno nel bosco” di origini giapponesi (shinrinyoku), i field recordings elaborati da Ponzini restituiscono le caratteristiche sonore dei luoghi sondati.
Promenade – Sound Scribbles (Passeggiata – Scarabocchi sonori), 2023, installazione sonora, 8’66’’, a ciclo continuo
In Promenade – Sound Scribbles Ponzini stabilisce una relazione con l’installazione permanente di Sol LeWitt Panels and Tower with Colours and Scribbles (Pannelli e torre con colori e scarabocchi), 1992. Servendosi di un vocabolario geometrico multilineare e sperimentando con regole combinatorie simili a quelle impiegate da LeWitt, Ponzini intesse tra loro sette tracce sonore, abbinandole ciascuna alle campiture monocrome degli interventi pittorici murali e della scultura centrale a pianta eptagonale. In una combinazione sinestetica, questi accostamenti grafico-uditivi rendono captabili le “frequenze” tonali e l’“interferenza” dei segni a grafite sulle stesure uniformi di colore. I contrappunti suggeriti da Ponzini sono solo alcune delle molteplici sonocromie che possono essere generate a partire dallo schema elaborato.
Promenade – Reverse (Passeggiata – Reverse), 2023, installazione sonora, 19’84’’, a ciclo continuo
In Promenade – Reverse, Ponzini intesse una relazione con l’installazione permanente Yurupari – Stanza di Rheinsberg, 1984, di Lothar Baumgarten, Ponzini unisce le tracce raccolte alla registrazione della sua voce, producendo una coalescenza tra parola, suono e immagine. Nella Sala dei Falconieri – non accessibile al pubblico ma fruibile solo attraverso le sale attigue – Baumgarten era intervenuto nell’anno di apertura del Museo sovrapponendo al pigmento blu cobalto una serie di cartigli con nomi di piante e animali tropicali, configgendo inoltre alle pareti piume di uccelli. Rispondendo alla riflessione di Baumgarten sulla spasmodica tensione alla categorizzazione enciclopedica e sullo scarto tra tempo storicizzato e la mutevolezza di strumenti artistici come le parole e i pigmenti – in questo caso volutamente non stabilizzati a muro – Ponzini effettua una lettura “a ritroso” dei nomi sulle pareti, facendo accedere il visitatore a una dimensione temporale in cui nomenclature e classificazioni sono decomposte e ricomposte.
Biografia

La pratica di Ramona Ponzini si inscrive in un territorio ibrido, che coniuga tecniche proprie delle arti visive e letterarie, come il collage o il cut-up burroughsiano, alla sperimentazione sonora e all’improvvisazione di stampo noise e jazzistico. A livello compositivo il processo adottato da Ponzini segue una matrice prettamente concettuale, attraversando l’idea di “editing” e di “campionamento” di elementi codificati e riprocessati attraverso l’uso di loop machine ed effetti sia digitali che analogici. Dei “d’apres sonori” che attingono alla poesia, alla musica, e al paesaggio, catturato attraverso la tecnica del field recording.
Ramona Ponzini è artista sonora, curatrice e iamatologa. L’esordio risale al 2005 con il progetto Painting Petals On Planet Ghost, incentrato sulla poesia giapponese come fonte privilegiata di testi musicabili, che approda su PSF Records, etichetta nipponica di culto di artisti quali Keiji Haino e Kaoru Abe. Negli anni collabora con figure del calibro di Lee Ranaldo dei Sonic Youth, Tom Greenwood dei Jackie-O Motherfucker, e con il percussionista industrial Z’ev.
Il progetto solista, sviluppato a partire dal 2016, consiste in inusuali Dj set contaminati da interazioni vocali e collage sonori. Nel 2018 è resident dj alle OGR di Torino nell’ambito della mostra Dancing is what we make of falling, curata da Samuele Piazza e Valentina Lacinio. Nel 2019 realizza un vinile e una performance dedicati all’opera di Salvo, presentati dalla Galleria Norma Mangione e durante la mostra Autoritratto come Salvo al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma (2022). frogs.picus.VANNA, opera del 2021, è un’installazione sonora a tre canali commissionata dal Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea. La sua ultima performance sonora, Oroshi・Asobi・Okuri, ispirata alla tripartizione temporale delle tradizionali feste rituali nipponiche, è stata presentata alle OGR di Torino nell’ambito della mostra *mutating bodies, imploding stars*, a cura di Samuele Piazza.