Maurizio Cattelan
Video racconto in LIS – Lingua dei Segni Italiana – e voce
Maurizio Cattelan
(Padova, 1960)
Le opere di Cattelan agiscono come elementi di disturbo rispetto alle convenzioni sociali, lavorando sul sottile confine tra realtà e finzione. Il procedimento dell’artista si basa sull’idea di «prestito», nel senso di prendere a prestito dalla realtà immagini e situazioni legate ai vari contesti, che Cattelan rielabora per provocare riflessioni sul mondo in cui viviamo. Ogni suo lavoro è sempre aperto a numerose interpretazioni, a volte anche di natura contraddittoria: invece di offrire certezze, le sue opere estendono il dubbio, come condizione destinata ad accompagnare la coscienza contemporanea.
Novecento, 1997, è un cavallo tassidermizzato, appeso tramite un’imbragatura al centro del soffitto di una elegante sala storica del Castello, la Sala degli stucchi. La tecnica della tassidermia, utilizzata soprattutto dai musei di scienze naturali, consiste nel preparare pelli di animali per rendere possibile la conservazione, poi imbottirle in modo da dare l’apparenza e l’atteggiamento degli animali vivi.
Nell’opera, che simula l’aspetto di un cavallo vero, il collo dell’animale è piegato verso terra e le zampe, allungate nel corso del procedimento, sono tese verso il suolo. Disturbante versione di una “natura morta”, l’opera trasmette un senso di tensione, insicurezza e precarietà.
Il Secolo appena trascorso, il Novecento, è infatti un’epoca segnata da guerre, bombe nucleari, grandi ideali infranti. Per ammissione dello stesso artista, l’insicurezza è un aspetto determinante del suo modo di agire e il senso del fallimento è un tema ricorrente nelle sue opere. L’opera Novecento di Cattelan capovolge la tradizione della scultura equestre che era caratterizzata dalla rappresentazione dell’eroe a cavallo, con il suo intento celebrativo, che per secoli ha rimandato al potere.