Michelangelo Pistoletto
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Michelangelo Pistoletto
(Biella, 1933)
Nel 1961 Michelangelo Pistoletto dipinge il primo quadro specchiante, in cui il suo autoritratto a grandezza naturale risalta su uno sfondo nero, ottenuto con un colore acrilico lucidissimo a effetto “specchio”. Il vero protagonista dell’opera è il rapporto istantaneo che si crea con lo spettatore, in particolare il suo riflesso, che entra nella superficie della tela. Pistoletto perfeziona poi la tecnica dei suoi quadri specchianti sostituendo alla tela una lamina in acciaio inox lucidata a specchio sulla quale applica immagini di persone e oggetti, ricavate da fotografie a grandezza naturale. In un primo momento dipinge queste immagini su carta velina, poi le sostituisce, a partire dagli anni Settanta, con stampe realizzate con la tecnica della serigrafia. Di questo periodo sono le opere Lampadina, 1962-1966, e Sacra conversazione, 1972, in cui realtà e rappresentazione si fondono, nello scambio che si crea con il riflesso di ciò che appare di volta in volta sulla superficie dello specchio.
L’opera di Pistoletto Venere degli stracci, 1967, è un vero e proprio emblema dell’Arte Povera, termine con cui si identifica un gruppo di artisti accomunati dal rifiuto radicale dei mezzi espressivi tradizionali, per dare spazio a materiali non convenzionali, “poveri” appunto, compresi gli scarti della quotidianità. Qui la riproduzione della statua Venere con pomo dell’artista neoclassico Thorvaldsen, voltata di spalle, affonda il volto in un cumulo variopinto di abiti dismessi, in un dialogo tra passato e presente. Gli stracci rappresentano tutto ciò che passa, la trasformazione della materia, il transitorio e in particolare il prodotto della società consumistica e dello scarto. Invece la copia della Venere classica in cemento è ricoperta di mica, minerale che le dona una particolare luminescenza, e rimanda all’ordine e alla bellezza senza tempo. Con quest’opera Pistoletto indica un modo diverso di guardare all’arte del passato e, attraversando la storia, vuole ricontestualizzare questa figura ideale di bellezza, a confronto con il tempo presente con tutte le sue contraddizioni.
In Persone nere, 1984, il carattere monumentale della scultura contrasta con il peso del materiale utilizzato, il poliuretano espanso (molto leggero, nonostante l’apparenza), secondo una dialettica di contrari che da sempre affascina l’artista. Le figure sono appena abbozzate, come se stessero nascendo nel momento in cui le vediamo. Esse si riferiscono all’arte del passato, in particolare alla tradizione della statuaria classica, e ci fanno sentire parte della storia, così come lo specchio ci rende consapevoli del presente di cui siamo protagonisti. L’architettura dello specchio, 1990, è costituita da una grande superficie specchiante con cornice in legno dorato, suddivisa in quattro parti. Qui non compaiono più immagini, solo lo specchio, perché tutte le immagini del mondo vi sono idealmente contenute: l’opera infatti cambia a seconda dello spazio in cui si trova e degli eventi che riflette.