Giuseppe Penone

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Giuseppe Penone

(Garessio-Cuneo, 1947)

L’arte di Giuseppe Penone si concentra da sempre sul profondo legame tra uomo e natura, tema di grande attualità. Fin dai suoi primi lavori mette in relazione il tempo dell’essere umano (e dell’artista) con i tempi lunghi della natura e cerca il contatto con lo scorrere di un’energia invisibile. Le sue prime opere sono azioni realizzate nei boschi del Piemonte, sua regione d’origine: a partire da riflessioni personali legate al contesto culturale in cui è cresciuto e ha esordito come scultore, fonda la sua ricerca sul rapporto con la terra, il mondo vegetale ed il paesaggio.

Per i rappresentanti dell’Arte Povera, come Penone, l’esperienza artistica coincide con l’esperienza stessa del proprio sentire e del proprio vivere, i lavori possono diventare prolungamenti sensoriali che lo spettatore stesso è invitato a prolungare a sua volta. Si crea così una reazione a catena in cui i flussi di energia crescono, secondo un orientamento di massima apertura al dinamismo della vita e delle idee.

Al Castello di Rivoli, questo accade con l’opera Respirare l’ombra (1999): le pareti della sala che la accoglie sono completamente rivestite da migliaia di foglie di alloro, contenute dentro sottili reti metalliche. Grazie al semplice atto del respiro, l’opera diventa fisicamente parte di ciascun visitatore: il profumo dell’alloro entra nei polmoni e per ognuno evoca differenti sensazioni e memorie. Su una delle pareti, inoltre, una scultura in bronzo dorato, che rappresenta un polmone fatto di foglie, sembra rafforzare il senso di una relazione profonda tra l’individuo e la natura.

La percezione dell’odore di alloro consente allo spettatore di definire lo spazio in cui si trova. Come scrive lo stesso Penone, “Un’opera d’arte si basa sui sensi e sulla logica che da essi deriva”, egli cancella così la superiorità della vista, da sempre senso privilegiato della conoscenza, per favorire un utilizzo paritario di tutti i sensi.

L’atto del respiro “come scultura” è alla base di Soffio di creta H (1978). L’opera ha la forma di un vaso ad altezza uomo su cui, da un lato, si vede l’impronta del corpo e del volto dell’artista, impressa sulla creta. Prendendo spunto dal lavoro del soffiatore di vetro, l’artista crea un volume che vuole rappresentare l’emissione del respiro. La creta utilizzata per creare la scultura rimanda alla terra. Nelle varie opere che ha dedicato ai Soffi, come in questo caso, Penone ha recuperato dal mondo della mitologia l’immagine del soffio quale origine dell’uomo, elemento vitale ed energetico. 
Un altro importante ciclo di opere è dedicato agli Alberi, a cui l’artista lavora dal 1969 fino ad anni più recenti. Appartengono a questo gruppo le opere in Collezione Albero di 5 metri (1969-1970), e Albero di 11 metri (1969-1989). Per realizzarli parte da travi in legno di tipo industriale e attraverso gesti propri dello scultore – come incisione, intaglio e scavo – fa riemergere il tronco e i rami dell’albero originale, che sono riconoscibili a partire dai nodi visibili nel legno.