Max Neuhaus – Senza Titolo
L’opera di Max Neuhaus fa risuonare lo spazio aperto del grande atrio incompiuto, l’artista ha deciso infatti di lavorare al di sotto di due archi laterali, rispettivamente vicini al corpo del Castello e all’estremità della Manica Lunga. Chi cammina qui si trova nella condizione di interagire con un tessuto sonoro, che come un sipario cala dall’alto e si lascia attraversare.
Gli elementi architettonici fanno da cassa di risonanza per il suono: una vibrazione continua, realizzata usando strumenti elettronici a partire dallo studio e dal campionamento delle sonorità del luogo. La componente sensoriale è parte integrante del metodo dell’artista, per il quale il suono è lo strumento in grado di dare forma a un’inedita percezione dello spazio.
Neuhaus descrive i due diversi brani che compongono l’opera evocando sapori e odori, in chiave sinestetica: “uno freddo, aspro e secco vino bianco e l’altro un corposo rosso”. L’opera è indissolubilmente legata con lo spazio, non può infatti essere registrata o riprodotta, ma può essere vissuta soltanto con la presenza fisica e l’ascolto consapevole.