Sandro Chia

Fin da adolescente, Sandro Chia, coltiva con volitiva perseveranza l’ambizione di diventare pittore. Nato a Firenze, dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte si iscrive all’Accademia di Belle Arti dove si diploma nel 1969. Gli anni dello studio sono caratterizzati da intensi cambiamenti nel tessuto sociale e politico italiano e l’ambiente dell’arte si presenta ideologizzato e al servizio di temi collettivi. Agli occhi del giovane artista la pittura accademica è la meno attraente e la meno rivoluzionaria forma espressiva che potesse coltivare. Frequenta i musei, visita a Parigi un’importante antologica dedicata a Picasso, viaggia in India, in Turchia e in Europa e agli inizi degli anni Settanta si trasferisce a Roma. Le prime mostre sono caratterizzate da una ricerca di impronta concettuale, ma successivamente individua nel procedimento pittorico il mezzo più adatto per raccogliere le emozioni del momento e il suo lavoro evolve naturalmente verso una pittura libera e spregiudicata, intensa e suggestiva, densa di riferimenti iconografici desunti dall’arte antica e moderna. L’arte rappresenta la libertà ricercata e conquistata, è energia pura e l’artista un individuo eroico contraddistinto da uno spirito di rivolta e animato dalla necessità di affermare se stesso. Per Chia il procedimento artistico è un’occasione per lottare, per imporsi, per compiere azioni importanti, dipingere è un atto volitivo, un’attività combattiva e le figure che popolano i suoi quadri sono animate dalla stessa intensa energia che ritroviamo nell’uomo. E’ un  mondo senza limiti e senza confini e le opere sono lo strumento per lasciarsi andare a ogni sorta di avventura o di sfida. Appropriatosi dell’enorme patrimonio della pittura figurativa per interpretarlo e farlo proprio, reintroduce nei suoi quadri l’uso dei colori e delle forme, la narrazione e l’incanto del sogno, come si evince dai lavori che appartengono alla collezione del museo. In Bruti protagonisti della fantasia erotica di una scimmia, 1979-1980, i personaggi dall’aspetto monumentale sono immobilizzati nella loro muta esistenza e campeggiano su una superficie pittorica estremamente animata, percorsa da linee, da segni e da filamenti. Macchie di colore e larghe pennellate sostengono le forme. E’ un universo di leggende, una visione che abbraccia tutto il visibile e l’immaginabile, l’intera umanità in tutte le sue espressioni possibili. Sinfonia incompiuta, 1980, allude alla pittura con tutta la carica ironica che contraddistingue l’artista. Una figura di spalle con lo sguardo rivolto verso lo spettatore occupa lo spazio. Un paesaggio materico fa da sfondo e incornicia l’azione. La pittura come la musica è l’espressione interiore dell’uomo. E’ il desiderio a cui aneliamo, è la liberazione da un istinto. Figure con bandiera e flauto, 1983, è una scena pastorale che sfiora molti linguaggi della tradizione letteraria. Due personaggi seduti all’aperto in un ambiente notturno intenti uno a suonare un flauto e l’altro colto nell’atto di reggere una bandiera. Sia che illustri temi umili o sublimi le figure che animano i quadri di Chia provengono sempre dalla pittura e vanno verso la pittura. I suoi eroi, sono presenze dalle forme massicce, che vivono la sfida della quotidianità. La pittura spessa, affollata di forme e colori si ritrova anche nelle sculture, come dimostra Senza titolo, 1984, che cita nelle pose e negli atteggiamenti alcune famose opere antiche, senza però appiattirsi sugli originali ma imponendosi invece con una calligrafia assolutamente personale. La posizione eccessiva di questa figura, la torsione del suo busto, gli occhi grandi il doppio del normale che roteano con vitalità, tradiscono il bisogno di vita dell’arte di Sandro Chia. Uomo in rosa, 2001, coglie la discreta presenza di un corpo umano rappresentato in tutta la sua bellezza. Quello dell’artista è un mondo governato dalla passione e dalla ragione, apollineo e dionisiaco, classico e contemporaneo, che concilia diverse posizioni e opposte direzioni e proietta le immagini del passato nell’esperienza del presente per creare una pittura dagli accenti visionari.

[G.C.]

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