Tony Cragg

Tony Cragg reinventa costantemente il linguaggio della scultura sviluppando complesse relazioni tra i materiali e le forme. Forse facilitato dalla sua formazione scientifica, l’artista riesce a penetrare l’essenza di ciascuna materia e, plasmandola, sembra quasi svelarne un’inedita struttura molecolare. Le prime opere nascono alla fine degli anni Settanta attingendo all’infinita varietà dei rifiuti contemporanei, assemblando frammenti di legno e soprattutto rottami di plastica. Avanzi di oggetti, come piatti, bottiglie, vasi, oppure giocattoli, vengono dotati di nuovo potenziale, diventando parti di nuove composizioni. L’artista impiega tali materiali disponendoli in ampi disegni a parete, oppure ordinandoli a terra secondo il colore, creando arcobaleni post-industriali. Dall’inizio degli anni Ottanta, Cragg amplia enormemente la gamma dei materiali impiegati ribadendone la vocazione scultorea e lavora a serie di opere basate sulla scelta di un unico materiale talvolta appositamente plasmato. Nascono così le fusioni in bronzo, ferro, ceramica o vetro. Immagini di alambicchi e contenitori per laboratorio, ingigantiti e quasi antropomorfi, ritornano spesso nella sua iconografia, reiterando il suo interesse nei confronti di una ricerca all’interno della quale l’arte dialoga con la scienza.
Uno strato di cera, come una specie di pelle, ricopre gli eterogenei materiali di origine domestica o industriale che compongono Fast Particles (Particelle veloci), 1994. A un esame più approfondito, i due elementi dell’installazione svelano la loro struttura antropomorfa e si risolvono nell’immagine di giocatori di hockey su ghiaccio. I materiali riciclati sono utilizzati dall’artista per creare figure dinamiche, che trasmettono tutta la potenza di due giocatori impegnati in un corpo a corpo per il possesso del disco, o di un pattinatore in corsa lungo la pista. Le differenti dimensioni di ciascun elemento, l’uno monumentale, l’altro piuttosto piccolo, aggiungono un’illusione prospettica.

[M.B.]

Opere