A CIELO APERTO 2022 | 4 opere d’Arte Contemporanea per i 30 anni della Fondazione CRC

Chiuderà il 31 dicembre 2022

Artisti: Olafur Eliasson; Michelangelo Pistoletto; Otobong Nkanga; Susan Philipsz
Luoghi: Grinzane Cavour (Alba); Cuneo; Bra; Mondovì
Progetto di committenza di arte pubblica della Fondazione CRC realizzato in collaborazione con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. A cura di Carolyn Christov-Bakargiev a collaborazione di Marcella Beccaria e Marianna Vecellio

Sabato 25 giugno sarà inaugurata, presso il Castello di Grinzane Cavour, l’opera The presence of absence pavilion di Olafur Eliasson in occasione dell’ottavo anniversario del riconoscimento UNESCO ai Paesaggi vitivinicoli di Langhe, Monferrato e Roero.

A CIELO APERTO 2022. 4 opere d’Arte Contemporanea per i 30 anni della Fondazione CRC ha la curatela scientifica e il supporto tecnico del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.

Il progetto è articolato in 4 commissioni di arte pubblica realizzate da 4 importanti artisti internazionali che saranno collocate in 4 luoghi d’elezione – Alba, Bra, Cuneo e Mondovì – del territorio cuneese in cui opera la Fondazione CRC. Il progetto fa parte del programma La generazione delle idee, realizzato dalla Fondazione CRC per celebrare i suoi 30 anni di vita, ed è pensato per essere fruito dalla collettività in una dimensione di rinnovata libertà e all’aria aperta, in antitesi con le limitazioni che hanno caratterizzato gli ultimi anni di attività culturali.

L’iniziativa intende stabilire un nuovo equilibrio tra comunità locali, storia, vita artistica internazionale e natura, con particolare attenzione ai temi dell’ecologia che nella contemporaneità si articolano in un’attenzione a rallentare il cambiamento climatico, a ricercare una produzione alimentare di qualità e sostenibile, nonché nella memoria culturale che costituisce l’identità dei luoghi. Il connubio arte e territorio del progetto A CIELO APERTO 2022 valorizza la cultura gastronomica e in particolare enologica, in relazione alla cultura raffinata e sperimentale dell’arte contemporanea.

Il progetto, che vede coinvolti 4 artisti di fama internazionale, intende mettere a confronto differenti ambiti culturali e generazionali. Le opere di Olafur Eliasson (Copenhagen, 1967), Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), Otobong Nkanga (Kano, 1974) e Susan Philipsz (Glasgow, 1965) sono state acquisite dalla Fondazione CRC e verranno collocate presso il Castello di Grinzane Cavour (Alba), a Cuneo, a Bra e a Mondovì.

Il Presidente della Fondazione CRC, Ezio Raviola, dichiara “Il progetto A CIELO APERTO 2022, che rinnova la lunga e proficua collaborazione costruita negli anni con il Castello di Rivoli, ci offre l’opportunità di portare in provincia di Cuneo le opere di quattro grandissimi artisti internazionali. Un’operazione culturale unica, promossa per celebrare i 30 anni di vita della nostra istituzione, che lascerà un segno in quattro luoghi emblematici per la storia della Fondazione CRC”.

Il Direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Carolyn Christov-Bakargiev, afferma “dopo due anni e mezzo di pandemia, è ora di uscire all’aria aperta. Un progetto come questo, fortemente voluto dalla Fondazione CRC, ci ricorda come l’arte abbia effetti curativi e benefici sul pubblico e ci chiama anche alla nostra responsabilità verso l’ambiente, così ricco di stimoli estetici e così aperto ad accogliere le opere d’arte”.

La Fondazione CRC ringrazia il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea per la curatela scientifica e la realizzazione tecnica del progetto.


Le opere

Olafur Eliasson

Olafur Eliasson, The presence of absence pavilion, 2019, veduta installazione, Tate Modern, Londra
Foto Anders Sune Berg
© Olafur Eliasson

A CIELO APERTO 2022 si sviluppa in quattro fasi, la prima delle quali prenderà avvio sabato 25 giugno 2022 con la presentazione dell’opera The presence of absence pavilion, 2019-2022, di Olafur Eliasson allestita presso il Castello di Grinzane Cavour (Alba).

L’opera di Eliasson, che consiste in una scultura formata da un parallelepipedo in bronzo scavato all’interno a rappresentare il vuoto prodotto dallo scioglimento di un ghiacciaio, chiaro riferimento alla crisi ecologica e al riscaldamento del pianeta, è stata realizzata dalla fusione di un blocco di ghiaccio proveniente dal fiordo di Nuup Kangerlua, al largo della costa della Groenlandia, formatosi nel corso di milioni di anni, con strati di neve compressa. La scultura rimanda allo scioglimento della calotta glaciale in Groenlandia che, a causa del riscaldamento globale, perde ogni minuto decine di migliaia di blocchi simili. In The presence of absence pavilion il ghiaccio ormai sciolto è presente solo come assenza o come ricordo. L’opera sarà collocata sul prato al lato del Castello di Grinzane Cavour, non lontano dalla vigna appartenente alla  Fondazione CRC, creando un dialogo tra l’azione di erosione dell’acqua sulle colline che ha creato la valle, e lo scioglimento dei ghiacciai.

The presence of absence pavilion rievoca sia la mostra dell’artista Your waste of time tenuta nel 2006 presso neugerriemschneider, in cui blocchi di ghiaccio islandesi sono stati esposti nello spazio espositivo raffreddato, sia l’opera di arte pubblica Ice Watch, in cui dodici immensi blocchi di ghiaccio raccolti da un fiordo fuori Nuuk, in Groenlandia, sono stati posizionati a forma di orologio in spazi pubblici a Copenaghen, Parigi e Londra tra il 2014 e il 2019, e sono rimasti per diversi giorni a sciogliersi lentamente. Le opere di Eliasson sono create per riproporre la potenza degli elementi naturali nonché produrre fenomeni percettivi ed estetici di grande qualità.

Michelangelo Pistoletto

Michelangelo Pistoletto, Terzo Paradiso, 2022, rendering dell’opera
Courtesy l’artista

A settembre 2022 è prevista a Cuneo la presentazione della nuova opera di Michelangelo Pistoletto. Aperta allo scambio, l’arte di Pistoletto è l’incontro e il dialogo di più voci, un’estetica fondata sulla relazione e sulla partecipazione grazie alla capacità di uscire dai confini dell’opera per riportare l’arte alla vita sociale e la vita nell’arte. L’opera monumentale rappresenta il simbolo del Terzo Paradiso e promuove l’idea di partecipazione della comunità, talento dei giovani e lavoro collettivo. È stata realizzata con il contributo delle comunità locali e in particolare attraverso la combinazione di 122 disegni realizzati da bambini e raccolti dal Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea in sinergia con diversi attori della Città di Cuneo tra i quali l’Ambasciata del Terzo Paradiso.
A partire dagli anni duemila il Terzo Paradiso è  un insieme di opere e azioni, talvolta temporanee e sempre condivise che esprimono l’ulteriore evoluzione della responsabilità dell’artista nei confronti della società. Tra i due cerchi contigui del segno matematico dell’infinito, che indicano i due poli opposti di natura e artificio, l’artista ha inserito un terzo cerchio centrale che rappresenta il grembo generativo di una nuova umanità, ideale superamento del conflitto distruttivo che caratterizza il presente antiecologico. Nel 2003, Pistoletto teorizza nel Manifesto omonimo, “Il Terzo Paradiso è la terza fase dell’umanità, che si realizza nella connessione equilibrata tra l’artificio e la natura. Terzo Paradiso significa il passaggio a uno stadio inedito della civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. A tale fine occorre innanzi tutto riformare i principi e i comportamenti etici che guidano la vita comune. Il Terzo Paradiso è il grande mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità nella visione globale”. Dal 2004 il Terzo Paradiso viene annunciato pubblicamente da Pistoletto come prossima fase del suo lavoro diventando una grande opera collettiva e partecipata. Tra il 2018 e il 2020, grazie allo sviluppo di una rete internazionale di Ambasciate e di Forum, l’attività del Terzo Paradiso si è ulteriormente intensificata.

Otobong Nkanga

Otobong Nkanga, Corde che si arricciano attorno alle montagne, 2021-2022, dettaglio dell’installazione, Castello di Rivoli Museo d’Arte
Contemporanea Rivoli-Torino
Foto Andrea Guermani
Courtesy l’artista e Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea Rivoli-Torino

Tra settembre e ottobre prossimi sarà presentata la nuova opera di Otobong Nkanga Of Sundials, Lines and Weights (Di meridiane, linee e pesi), 2022, che sarà allestita a Bra. Per il progetto di arte pubblica, l’artista ha disegnato un paesaggio in cui linee curve in relazione a una meridiana collegano elementi scultorei dalle forme organiche, quasi antropomorfe, potenziali contenitori di cibo, materiali agricoli e prodotti della terra. La ricerca artistica di Nkanga affronta temi urgenti legati alla crisi ecologica, allo sfruttamento delle risorse e alla sostenibilità, in linea con la filosofia di Slow Food, l’associazione internazionale no-profit nata a Bra nel 1986 dall’intuizione di Carlo Petrini, il cui intento è ridare il giusto valore al cibo nel rispetto di chi produce, in armonia con l’ambiente e gli ecosistemi, preservando i saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali. In questo contesto, il rapporto con il continente africano e la Nigeria, da cui l’artista proviene, rappresenta un punto nodale in quanto permette l’ampliamento dell’immaginario di un futuro sostenibile, dove il Piemonte si relaziona felicemente con località nel Sud del mondo. L’empatica relazione di Nkanga con la terra e l’ambiente produce in chi vive le sue opere una inedita cosmogonia per il futuro.

Susan Philipsz

Elementi  tipografici, Museo Civico della Stampa, Mondovi, 2022
Foto Susan Philipsz
Courtesy l’artista

A novembre, presso l’Ex Collegio delle Orfane a Mondovì, sarà presentata The Lost Partbook (La partitura perduta), 2022, una nuova installazione sonora appositamente creata da Susan Philipsz, tra i più importanti artisti internazionali che creano opere d’arte sonore. Concepita per il progetto di arte pubblica A CIELO APERTO 2022 della Fondazione CRC, l’installazione sonora a otto canali è realizzata tramite l’uso della voce dell’artista e sarà  collocata all’ingresso verso il giardino e le aree esterne dell’Ex Collegio, rivolta all’affascinante scenario delle Alpi.

The Lost Partbook trae ispirazione da uno dei madrigali a cinque voci di Maddalena Casulana (1544-1590), la prima compositrice donna ad aver fatto stampare e pubblicare un intero libro della propria musica nella storia della musica. Il primo libro dei madrigali a cinque voci di Casulana apparve nel 1583. Nel XV e XVI secolo la musica polifonica era scritta a mano o stampata in quaderni, con ciascuna parte che appariva separatamente. Una di queste, l’Alto o parte alta del libro dei madrigali di Casulana, era scomparsa da anni lasciando la composizione frammentata e incompleta. Questa porzione del libro è stata ritrovata solo di recente nella Biblioteca di Stato a Mosca, dopo che per anni era stata considerata perduta in seguito a un saccheggio della Biblioteca di Danzica in Polonia avvenuto durante la Seconda guerra mondiale.

Con quest’opera, Philipsz rievoca la storia del convento orfanotrofio femminile che oggi ospita il Museo della Stampa e si riferisce al periodo della nascita della stampa tipografica – rivoluzione tecnologica risalente al 1455 – e in particolare alla figura di Antonio Mathias, stampatore fiammingo originario di Anversa, che si trasferì a Mondovì da Genova per sfuggire alla peste. Nel 1472 fondò a Mondovì, in collaborazione con Baldassarre Cordero, la prima tipografia del Piemonte e una delle prime in Italia.

Philipsz propone di registrare le parti alte separatamente e disseminare le registrazioni in diversi punti nel percorso che conduce all’Ex Collegio delle Orfane. Le voci ascendenti e discendenti esprimono le altezze e le profondità delle emozioni umane imitando il movimento delle scale che, scendendo e salendo, conducono il visitatore verso il basso o verso l’alto, per evocare anche i temi di movimento, separazione e spostamento. Attraverso la sua installazione sonora, Philipsz allude malinconicamente alla scomparsa della tipografia tradizionale in favore di quella digitale e anche alla storia delle donne che, come Maddalena Casulana, hanno dovuto lottare per accedere al mondo dell’arte.

Biografie artisti

Olafur Eliasson
Foto Lars Borges
© 2020 Olafur Eliasson

Olafur Eliasson (Copenhagen, 1967, vive e lavora a Berlino) dalla metà degli anni Novanta ha realizzato numerose e importanti mostre e progetti in tutto il mondo. Nel 1999, l’artista espone al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Nel 2003 ha rappresentato la Danimarca alla 50a Biennale di Venezia. Più tardi nello stesso anno, ha installato The weather project nella Turbine Hall di Tate Modern, a Londra. Take your time: Olafur Eliasson, la mostra antologica organizzata da SFMOMA – San Francisco Museum of Modern Art nel 2007, è stata presentata fino al 2010 in vari luoghi, tra cui il MoMA – Museum of Modern Art di New York. Innen Stadt Außen (Inner City Out), organizzata al Martin-Gropius-Bau nel 2010, ha presentato interventi dell’artista nella città di Berlino e nel museo. Nel 2011 Seu corpo da obra ha coinvolto tre istituzioni intorno a San Paolo – SESC Pompeia, SESC Belenzinho e Pinacoteca do Estado de São Paulo, e si è diffusa nella città stessa. Nel 2014, con il progetto Riverbed l’artista ha riempito un’intera ala del Louisiana Museum of Modern Art in Danimarca con pietre e acqua, emulando un fiume in un paesaggio roccioso. Lo stesso anno, Contact è stata la mostra inaugurale della Fondation Louis Vuitton a Parigi. Verklighetsmaskiner (Reality machines), tenuta al Moderna Museet di Stoccolma nel 2015, è stata la mostra di un artista vivente più visitata del museo. Nel 2016 Eliasson ha creato una serie di interventi per il palazzo e i giardini di Versailles e ha allestito due mostre su larga scala: Nothingness is not nothing at all, al Long Museum, Shanghai e The Parliament of possibilities, al Leeum, Samsung Museum of Art, Seoul. Green light, un laboratorio artistico, creato in collaborazione con TBA21 (Thyssen-Bornemisza Art Contemporary), offre una risposta alle sfide degli spostamenti di massa e della migrazione. Ospitato da TBA21 a Vienna nel 2016, il progetto ha fatto parte di Viva Arte Viva, la 57a Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, nel 2017. L’installazione site-specific Reality projector è stata inaugurata alla Marciano Art Foundation, Los Angeles, nel marzo 2018, contestualmente alla personale The unspeakable openness of things al Red Brick Art Museum di Pechino. Nel 2019 è stata inaugurata alla Tate Modern di Londra la retrospettiva In real life, presentata l’anno successivo al Guggenheim di Bilbao. Nel 2020 sono state inaugurate le mostre Olafur Eliasson: Symbiotic seeing alla Kunsthaus Zürich e Sometimes the river is the bridge al Museum of Contemporary Art di Tokyo. Nel 2021 l’artista ha presentato Life alla Fondazione Beyeler, Basilea. Eliasson è inoltre autore di numerosi progetti installati negli spazi pubblici. Nell’autunno 2022, sarà presente in Italia con una mostra a Palazzo Strozzi di Firenze e nuovamente al Castello di Rivoli che custodisce numerose sue opere in Collezione permanente.

Michelangelo Pistoletto
Foto © Stephan Röhl
Courtesy l’artista

Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) inizia a esporre nel 1955 e nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. La sua prima produzione pittorica è caratterizzata da una ricerca sull’autoritratto. Nel biennio 1961-1962 approda alla realizzazione dei Quadri specchianti, grazie ai quali raggiunge in breve tempo riconoscimento e successo internazionali che lo portano a realizzare, già nel corso degli anni Sessanta, mostre personali in prestigiose gallerie e musei in Europa e negli Stati Uniti. Tra il 1965 e il 1966 produce un insieme di lavori intitolati Oggetti in meno, considerati basilari per la nascita dell’Arte Povera, movimento artistico di cui Pistoletto è animatore e protagonista. Tra il 1975 e il 1976 realizza nella Galleria Stein di Torino un ciclo di dodici mostre consecutive, Le Stanze. Nel 1978 tiene una mostra nel corso della quale presenta due fondamentali direzioni della sua futura ricerca e produzione artistica: Divisione e moltiplicazione dello specchio e L’arte assume la religione. Nel corso degli anni Novanta, con Progetto Arte e con la creazione a Biella di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e dell’Università delle Idee, mette l’arte in relazione attiva con i diversi ambiti del tessuto sociale al fine di ispirare e produrre una trasformazione responsabile della società. Nel 2003 è insignito del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia. Nel 2004 l’Università di Torino gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Politiche e in tale occasione l’artista annuncia quella che costituisce la fase più recente del suo lavoro, denominata Terzo Paradiso. Nel 2007 riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts. Nel 2010 è autore del saggio Il Terzo Paradiso, pubblicato in italiano, inglese, francese e tedesco. Nel 2012 si fa promotore del Rebirth-day, prima giornata universale della rinascita, festeggiata ogni anno il 21 dicembre con iniziative realizzate in diversi luoghi del mondo. Nel 2013 il Museo del Louvre di Parigi ospita la personale Michelangelo Pistoletto. Anneée 1 – Le Paradis sur Terre e lo stesso anno riceve a Tokyo il Praemium Imperiale per la pittura. Nel maggio del 2015 la Universidad de las Artes de L’Avana gli conferisce la laurea honoris causa. Nello stesso anno realizza un’opera di grandi dimensioni, intitolata Rebirth, collocata nel parco del Palazzo delle Nazioni di Ginevra sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Tra il 2018 e il 2020 è ulteriormente intensificata l’attività del Terzo Paradiso, grazie allo sviluppo di una rete internazionale di Ambasciate e di Forum. In questi stessi anni è inoltre particolarmente attivo in vari paesi dell’America Latina con mostre personali e diverse iniziative legate al Terzo Paradiso.

Otobong Nkanga
Foto Sebastiano Pellion di Persano 2021
Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino

Otobong Nkanga (Kano, Nigeria, 1974, attualmente vive e lavora ad Anversa, Belgio) è considerata una delle artiste più interessanti del panorama contemporaneo. Ha studiato presso l’Università Obafemi Awolowo di Ile-Ife, in Nigeria, l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, la Rijksakademie van beeldendekunsten di Amsterdam, DasArts Amsterdam ed è stata premiata con una residenza al DAAD di Berlino. I suoi lavori sono presenti nelle collezioni di numerose istituzioni internazionali tra cui Centre Pompidou, Parigi; Tate Modern, Londra; Stedelijk Museum, Amsterdam; Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli–Torino e ha esposto in mostre e biennali in tutto il mondo, così come si sono tenute sue mostre personali al Museum of Contemporary Art (MCA) di Chicago (2018), alla Tate Modern e Tate St. Ives, Regno Unito. Nel 2015 le è stato assegnato l’8° Yanghyun Art Prize e nel 2017 il Belgian Art Prize. Il progetto di Nkanga Carved to Flow, è stato presentato lo stesso anno a documenta 14, Kassel – Atene. Le sue mostre personali più recenti si sono svolte presso Zeitz Mocaa, Città del Capo e Tate St. Ives, Regno Unito (2019-2020) e Middlesbrough Institute of Modern Art (MIMA), Regno Unito (2020-2021). Nel 2019 Nkanga è stata artista residente al Gropius Bau a Berlino dove ha sviluppato ulteriormente il progetto Carved to Flow, culminato nella mostra personale There’s No Such Thing as Solid Ground nel 2020. Nel 2019 l’artista ha ricevuto una Menzione Speciale alla 58a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia; le è stato assegnato il Premio per la migliore installazione permanente alla 14 Biennale di Sharjah (con Emeka Ogboh); ha vinto il prestigioso Peter-Weiss-Preis ed è stata inoltre insignita del Flemish Cultural Award for Visual Arts – Ultima. Sempre nel 2019 l’artista è stata la prima destinataria del Lise Wilhelmsen Art Award Programme e nell’autunno del 2020 ha presentato la personale Uncertain Where the Next Wind Blows all’Henie Onstad Kunstsenter di Høvikodden, Norvegia. Nel giugno 2021 l’artista ha presentato al Centre d’art contemporain di Villa Arson a Nizza la retrospettiva When Looking Across the Sea, Do You Dream? organizzata in collaborazione con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, dove fino al 3 luglio 2022 è in corso la personale Otobong Nkanga. Corde che si arricciano attorno alle montagne.

Susan Philipsz
Foto Franziska Sinn
Courtesy l’artista

Susan Philipsz (Glasgow, 1965) si è formata come scultrice, dopo aver conseguito il BFA in scultura presso il Duncan of Jordanstone College of Art nel 1993, e il MFA presso l’Università dell’Ulster, Belfast, nel 1994. Philipsz si considera tuttora una scultrice oggi, sebbene i suoi materiali sono il tempo e lo spazio piuttosto che il marmo o il gesso. Il suo unico strumento ora è la voce umana. Utilizzando sistemi di amplificazione in luoghi come la stazione degli autobus Greyhound di San Antonio o sotto i ponti di Glasgow e Munster, in Germania, Philipsz trasmette registrazioni di se stessa che canta canzoni popolari o pop a cappella. Nel novembre 2010 ha dichiarato all’Observer come il passaggio da scultrice a cantante avesse un senso: “Si tratta di come gli effetti emotivi e psicologici del suono possono aumentare la consapevolezza dello spazio in cui ci si trova. […] Sembrava una progressione molto naturale passare dalla scultura al suono”. Philipsz ha realizzato il suo primo lavoro sonoro a Belfast nel 1994. Intitolato Safe, era l’interpretazione di una ninna nanna dell’opera Hansel e Gretel, suonata giù per un camino in un’ex casa di riposo. Ma il momento di svolta di Philipsz è arrivato nel 2000 quando è stata invitata a contribuire con un pezzo alla mostra internazionale Manifesta 3, a Lubiana, in Slovenia. Per l’occasione l’artista ha registrato una versione del vecchio inno socialista The Internationale e l’ha suonata sotto una passerella pubblica. Cantata con voce neutra da Philipsz, è diventato ambiguo se la canzone fosse intesa come un invito all’azione o una nostalgia per il passato, prima che la Slovenia si separasse dalla nazione comunista della Jugoslavia nel 1991. Il suo lavoro è stato presentato in mostre personali presso ICA, Institute of Contemporary Arts, Londra (2008); Wexner Center for the Arts, Ohio State University, Columbus (2009); Museo di Arte Contemporanea, Chicago (2010); e IHME Project 2010, Pro Arte Foundation, Helsinki (2010). Ha inoltre creato le commissioni Carried by Winds, Radcliffe Observatory, Modern Art Oxford, Oxford (2008-2009); Appear to Me (Hazte ver), Monastero di Silo, Burgos (2009); Lowlands, Glasgow International (2010). Il suo lavoro  è stato presentato in numerose mostre collettive tra le quali si ricordano quelle presso Carnegie International, Carnegie Museum of Art, Pittsburgh (2008); Walker Arts Center, Minneapolis (2009); Haunted: Contemporary Photography/Video/Performance, Solomon R. Guggenheim Museum, New York (2010), a cui Philipsz ha contribuito con un’opera commissionata appositamente per la mostra, così come quella presso la Tate Britain, Londra (2010). Nel 2010 ha vinto il Turner Prize. Nel 2012 partecipa a dOCUMENTA (13) a Kassel; successivamente espone al Museum of Modern Art e Carnegie Museum of Art, Pittsburgh (2013), Hamburger Bahnhof, Berlino (2014); Tate Britain, Londra (2015); Kunsthaus Bregenz, (2016); Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea (2019); Kunstmuseum Bonn (2021).

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Chiuderà il 31 dicembre 2022