Giulio Paolini: in due atti

Giulio Paolini: in due atti, 2026
veduta dell’Atto I, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
Foto Sebastiano Pellion di Persano
In memoria di Gino Viliani
Atto I: da luglio 2026
Atto II: dal 29 ottobre 2026
A cura di Marcella Beccaria e Andrea Viliani
Secondo piano, Edificio Castello, Sala 22
“Collezione Viliani. Castello di Rivoli. Otto quadri, qui riuniti a chiedere udienza e visibilità, testimoniano il desiderio espresso a suo tempo dal collezionista Gino Viliani, di mostrarsi in una sala concepita e allestita dal loro autore. Eccomi, dunque, all’opera: ogni quadro, già provvisto di una propria storia espositiva, si presta qui a far parte di un assieme, un ambiente espressamente progettato.”
Giulio Paolini, 2026
Nel contesto di una stagione che pone particolare attenzione ai grandi protagonisti dell’Arte povera, il Castello di Rivoli presenta un progetto di Giulio Paolini (Genova, 1940) realizzato in omaggio a Gino Viliani, suo appassionato collezionista.
La ricerca di Paolini interroga la concezione, il manifestarsi e la visione dell’opera d’arte. Dalle prime indagini intorno agli elementi costitutivi del quadro, l’attenzione si è poi orientata sul momento espositivo, sull’idea dell’opera d’arte come catalogo di possibilità e sull’autore come figura da cui la stessa opera è autonoma.
Ispirandosi al teatro, questo progetto si è sviluppato in due atti. Per il primo atto del progetto, già in corso dall’estate, Paolini aveva individuato, reinterpretato e allestito elementi tratti da due sue installazioni, Contemplator enim, 1992, e In esilio, 2012-14, rispettivamente sipari in plexiglass trasparente su cui sono incisi valletti in abiti settecenteschi e una struttura cubica in metallo.
Da ottobre 2026, nel secondo atto, dopo la situazione di attesa inscenata nel primo, le due installazioni diventano dispositivi che accolgono un gruppo di opere, appartenute a Gino Viliani. Paolini trasforma così la sala museale in un meccanismo narrativo che evoca una pièce teatrale in due atti: nel primo si impongono gli elementi che annunciano e preludono alla rappresentazione, mentre nel secondo si svelano le opere protagoniste della messa in scena.
Le otto opere della Collezione Viliani, promesse in dono al Castello e alla GAM di Torino, coprono un arco cronologico che va dal 1962 al 1972, decennio nel corso del quale Paolini getta le basi di tutta la sua ricerca, che lo pone tra i primi artisti che hanno lavorato in ambito concettuale, per aprirsi poi alle linee di indagine della nascente Arte povera. Il gruppo include opere inedite e radicali per la loro epoca, come Senza titolo, 1962, trama modulare di riquadri monocromi di carta crespa; Un’offerta speciale, 1963, con sul fronte la riproduzione dipinta del sistema solare e sul retro la fotografia di una figura femminile e la scritta che dà il titolo all’opera; M. Tullio Cicerone, 1963, pannello di legno traforato che lascia intravedere il muro e sul retro una fotografia dell’autore latino; Senza titolo, 1964, due tavole di compensato, una sospesa al centro dell’altra. Il gruppo in Collezione Viliani include inoltre Senza titolo (dalla serie dei “Disegni”), 1964, foglio da disegno con tela bianca, qui esposto per la prima volta al pubblico; Io (frammento di una lettera), 1969, in cui il pronome «io», isolato da una lettera dattiloscritta, assume una sua indipendenza e dimensione impersonale; Una visita alla casa di Raffaello a Urbino, 1969, carta su tela con manoscritta la frase che dà il titolo all’opera. E La Doublure (esemplare “La trascrizione infinita”), che riproduce sulla tela l’immagine della tela stessa in prospettiva, con una fila di chiodi allineati lungo il margine inferiore.
“Paolini trasforma così la sala – affermano i curatori Beccaria e Viliani – in un meccanismo allestitivo e narrativo in cui riunire, come se fossero su un unico palcoscenico, luoghi, persone e ruoli diversi, quali lo studio dell’artista, la stanza della casa, la sala del museo, o l’autore, il collezionista, il curatore, il pubblico, fra cui anche un padre e un figlio”.
“È un grande onore – dichiarano Francesco Manacorda, Direttore del Castello di Rivoli, e Chiara Bertola, Direttrice della GAM – Galleria d’Arte Moderna di Torino – poter accogliere una raccolta così importante di opere di Giulio Paolini che testimonia quanto Gino Viliani fosse un collezionista visionario e capace di fare scelte senza compromessi. Si tratta di un pezzo di storia della città anche perché narra della profonda e significativa relazione di dialogo e sostegno che Viliani ha avuto con le nostre istituzioni.”
Biografie
Giulio Paolini è nato il 5 novembre 1940 a Genova e risiede a Torino.
Dalla sua prima partecipazione a una mostra collettiva nel 1961 e dalla sua prima personale nel 1964 ha esposto in gallerie e musei di tutto il mondo. Le principali retrospettive si sono tenute allo Stedelijk Museum, Amsterdam (1980), al Nouveau Musée, Villeurbanne (1984), alla Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda (1986), alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (1988), alla Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum, Graz (1998) e alla Fondazione Prada, Milano (2003). Tra le antologiche più recenti si ricordano quelle alla Whitechapel Gallery, Londra (2014), alla Fondazione Carriero, Milano (2018) e al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino (2020). Ha partecipato a svariate rassegne di Arte povera ed è stato invitato più volte alla Documenta di Kassel (1972, 1977, 1982, 1992) e alla Biennale di Venezia (1970, 1976, 1978, 1980, 1984, 1986, 1993, 1995, 1997, 2013). Il suo lavoro è presente in rinomate collezioni pubbliche e private sia nazionali sia internazionali.
Nel 2022 è stato insignito del Premio Imperiale per la Pittura, il più importante riconoscimento in campo artistico.
Fin dall’inizio Paolini ha accompagnato la sua ricerca artistica con riflessioni raccolte in libri curati in prima persona: da Idem, con un’introduzione di Italo Calvino (Einaudi, Torino 1975), a Quattro passi. Nel museo senza muse (Einaudi, Torino 2006), L’autore che credeva di esistere (Johan & Levi, Milano 2012) e Eccomi. Qui dove sono (Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino 2025). Ha realizzato anche scene e costumi per spettacoli teatrali, tra cui si distinguono i progetti ideati con Carlo Quartucci negli anni Ottanta e le scenografie per due opere di Richard Wagner per la regia di Federico Tiezzi (2005, 2007).
Gino (Luigino) Viliani nasce nel 1935 a Tronzano Vercellese, e muore a Casale Monferrato nel 2022. Destinato a diventare l’impegno di una vita, il collezionismo non nacque dallo studio o non fu un atto premeditato, ma la conseguenza di un evento casuale avvenuto mentre aspettava in Piazza San Carlo a Torino la “corriera” che lo avrebbe riportato alle colline monferrine, dove svolgeva l’attività di agente assicurativo. La visione di una targa dorata, quella della Galleria Christian Stein, lo incuriosì ed entrò, per ritornarvi più volte (come in molte altre gallerie), acquisendo la sua prima opera solo alcuni anni dopo, avendo intuito la necessità di dover prima intraprendere un percorso di auto-formazione. Il collezionismo fu quindi, come dichiarò lui stesso, la sua “scuola”. E se l’Arte povera fu l’asse intorno a cui si delineò il suo percorso collezionistico, l’artista che più ne ha caratterizzato lo studio intimo e paziente, condiviso anche con i figli Francesca e Andrea, e con cui la sua collezione si può identificare, fu Giulio Paolini. In occasione dell’inaugurazione di una sua mostra personale nel 2003 – che riuniva opere realizzate fra il 1960 e il 1972, a cura di Germano Celant, e di cui Viliani fu prestatore – Paolini dichiarò al collezionista, che incontrava di persona per la prima volta, che negli anni era diventato il “collezionista delle mie opere più ostiche”. Ad esse è ora dedicata la sala allestita da Paolini stesso al Castello di Rivoli, il museo che, insieme alla GAM di Torino, Gino Viliani ha frequentato regolarmente per tutta la vita, fino a riportarne il rigore e la prospettiva etica ed estetica nella dimensione privata della casa. Casa le cui finestre erano spesso semi-chiuse, per tutelare le opere, e continuarne l’interrogazione.