Il logos del corpo vivente

Dal 17 maggio 1996 al 15 settembre 1996

A cura di Gudrun Inboden

La presenza femminile nella cultura e nella società degli ultimi anni è sicuramente più evidente rispetto ai decenni passati. Le artiste, che ancora poco tempo fa erano considerate una minoranza, oggi definiscono in maniera rilevante il panorama dell’arte contemporanea.

La mostra promossa dall’IFA (Institut für Auslandsbeziehungen) di Berlino sulla base di opere di sua proprietà presenta quattordici artiste tedesche della generazione degli anni Settanta e Ottanta che con le loro opere pongono in evidenza un rinnovato spirito nell’arte contemporanea, attraverso la consapevolezza del proprio ruolo di artista, per una volta non complementare alla figura maschile.

Nei lavori esposti è evidente il riferimento alla dimensione soggettiva propria di ciascuna delle artiste: Rosemarie Trockel realizza le sue opere servendosi dei propri peli e capelli; gli acquarelli di Asta Gröting sono evocativi del corpo della madre, Maria Eichhorn allestisce un atelier per bambini dove colori, disegni e banchi vengono presentati rompendo l’ordine gerarchico della scuola. Le sculture di donne in feltro e legno sono presentate da Pia Stadtbäumer come semplici oggetti alla stregua della miriade di stendibiancheria proposti da Qin Yufen, con appesi fogli bianchi al posto dei panni. L’universo femminile rimane come puro riferimento e l’attenzione si sposta su un tentativo di sovvertire l’ordine patriarcale a favore di una maggiore eterogeneità delle modalità di percezione. Così, mentre Katharina Fritsch espone una colonna sulla cui sommità si trovano, come in un circolo privato, alcuni calchi della statuetta di Santa Caterina, Rebecca Horn ibrida gli ingranaggi tecnici delle sue “macchine” con sensuali piume d’uccello o gusci di ostriche che conservano ancora al proprio interno le preziose perle.

Chiara Oliveri Bertola

Dal 17 maggio 1996 al 15 settembre 1996