Da parte degli artisti: dalla casa al museo, dal museo alla casa. Omaggi alle opere della Collezione Cerruti. Capitolo 2 

Chiuderà il 05 gennaio 2020

Inaugurato a maggio 2019, in occasione dell’apertura al pubblico della Collezione Cerruti, il programma di commissioni d’arte contemporanea in omaggio a questa straordinaria collezione continua con un secondo capitolo. Opere inedite di Ed Atkins, Alex CecchettiNalini Malani e Michael Rakowitz si uniscono ai lavori di Anna Boghiguian, Camille Henrot, Liu Ding, Giulio Paolini, Giuseppe PenoneSusan Philipsz e Seth Price, presentati a maggio nel primo capitolo della serie.

Interessato al lato invisibile della collezione – al “desiderio” del collezionista –, Alex Cecchetti crea un delicato imbastito in cui suoi dipinti sono cuciti insieme come stoffe preziose. Questi ritraggono alcune“erbacce” del giardino della villa che accoglie la Collezione Cerruti, in realtà piante e fiori sensuali, dalle importanti proprietà curative. Erotismo e intelligenza delle piante si coniugano anche in un’altra opera dell’artista, un mobile-collezione con più di sessanta disegni erotici, esposto in contrappunto all’imbastito e in risonanza alla casa-museo. Un dipinto su tavola di Ed Atkins, realizzato per l’occasione, si offre come personale interpretazione e omaggio al “desiderio” che muove chi colleziona opere d’arte – un’immagine ironica e perturbante della collezione come autoritratto via delega, racconto biografico ed esposizione del proprio mondo interiore.

Ispirato a una delle celebri incisioni della serie de I capricci (1799) di Francisco Goya facente parte della Collezione Cerruti, un nuovo video di Nalini Malani trasfigura un tragico episodio della recente cronaca indiana. Le figure mostruose ritratte dal pittore spagnolo e le silhouette tratteggiate dall’artista si svelano e si ricoprono a vicenda, si fondono per poi dissolversi nel grido di denuncia di una società dove violenza e soprusi sembrano ripetersi senza fine. Il superamento dei traumi della guerra, della distruzione di opere d’arte e della dispersione di intere comunità, attraverso la riattivazione di oggetti, di memorie e culture immateriali, caratterizza l’opera di Michael Rakowitz. In omaggio al bagaglio di conoscenze che Francesco Federico Cerruti ha portato in Italia alla fine degli anni Cinquanta grazie all’attività della sua Legatoria Industriale Torinese (LIT), l’artista fa rilegare a Torino un libro di preghiere in ebraico e arabo-giudaico della sua collezione, la cui legatura era andata distrutta. Stampato nel 1935 e appartenuto all’ormai dispersa comunità ebraica irachena, dalla quale proviene l’artista stesso, questo libro – poiché danneggiato – per tradizione dovrebbe essere sepolto. L’artista sceglie invece di rinnovare la coesione tra le sue pagine, di “ripararne le parole”, dando così vita a una nuova opera.

 

Un progetto ideato da Carolyn Christov-Bakargiev, con il coordinamento curatoriale di Sara Catenacci e l’assistenza alla produzione di Elena D’Angelo.

Chiuderà il 05 gennaio 2020