Teresita Fernández

Dal 30 maggio 2001 al 26 giugno 2001

Per la sua prima mostra personale in un museo europeo, Teresita Fernandez svela una personale nozione di paesaggio come luogo dell’incontro tra l’ambiente naturale e la presenza umana. Attingendo alle sue ricerche sull’arte dei giardini, l’artista si è rifatta all’idea di una natura ordinata secondo una gerarchia capace di offrire una serie di esperienze che mutano al ritmo dei passi di chi attraversa lo spazio definito del giardino. Secondo questo importante concetto, che unisce l’occhio che guarda al corpo in movimento, Fernandez ha riconfigurato le sale museali pensate per coinvolgere i visitatori in un percorso fisico e mentale. Tracciato con meditata artificialità e sottili riferimenti pittorici il giardino di Fernández ci accoglie con la potente immagine di una cascata. Waterfall (Cascata), 2000 è un’illusione al limite della bidimensionalità, capace però di definire al suo interno un luogo percorribile, ricco di suggestioni fisiche e sensuali. Senza rappresentarlo, l’opera 3:37 pm (3:37 pomeridiane), 2001 evoca la rara manifestazione dell’arcobaleno, legandola a un preciso istante nel tempo. Camminando parallelamente alla parete sulla quale è installata l’opera, il movimento del nostro corpo ricompone sotto agli occhi lo spettro dei colori possibilmente richiamando alla mente le sensazioni legate all’apparizione di questo fenomeno naturale. Nella seconda sala della mostra Fernández ha costruito un ambiente raccolto che sostiene l’attenzione con studiata lentezza. Alle pareti sono due elementi scultorei dal titolo Wisteria (Glicine), 2000-01. Ispirata alla struttura astratta del glicine in fiore, ognuna delle due installazioni vive a contatto con il muro che la sostiene, animandolo di una geometria inaspettata. La vibrazione di colore, rispettivamente giallo e verde, che riempie lo spazio tra la scultura e la parete, chiede ai nostri occhi di compiere una sottile ginnastica percettiva e al nostro corpo di assecondarla fermandosi per un momento. Pond (Stagno), 2001 contiene la predilezione per le distese d’acqua che hanno definito nei secoli l’estetica di tanti giardini. Quasi invitandoci a cercare la nostra immagine potenzialmente riflessa, l’opera sembra piuttosto accogliere le nostre memorie, catturandole tra le forme organiche che ne animano la superficie. Marcella Beccaria

Dal 30 maggio 2001 al 26 giugno 2001