Gianni Colombo

Curatore: Beccaria Marcella
Descrizione: 24 x 28 cm, 312 pagine, 180 colori e 80 b/n, cartonato
Collana: Arte contemporanea. Cataloghi
Editore: Skira
Argomento: Arte contemporanea
Lingua: Italiano
Anno: 2009
Isbn: 8857203133
La monografia, che accompagna la più importante mostra retrospettiva dedicata all’opera dell’artista italiano Gianni Colombo (Milano, 1937 – Melzo, 1993), protagonista dell’arte cinetica internazionale, presenta circa cento opere per le quali l’artista è diventato noto negli anni Sessanta e Settanta, tra cui una vasta selezione di quadri e sculture mobili, strutture di luce e diversi tra i suoi ambienti più rappresentativi.
Nel mondo dell’arte cinetica sviluppatasi negli anni Cinquanta e Sessanta, Colombo propone una nuova definizione dell’opera d’arte come spazio animato dalla partecipazione attiva dello spettatore. L’artista è in questo precursore di temi che sono oggi al centro del dibattito artistico internazionale. Attraverso l’uso di luce e movimento nello spazio Colombo sperimenta nuove dinamiche percettive ed inediti campi di iterazione visiva e sensoriale per lo spettatore, allora fortemente presenti in Europa e in America Latina, portate avanti da esponenti quali Jesús-Rafael Soto e François Morellet.
Colombo fa il suo ingresso nella Milano artistica della fine degli anni Cinquanta, quando l’Italia inizia ad avvertire i primi movimenti di quella rinascita economica che portano da lì a poco all’esplodere del cosiddetto “miracolo italiano”. Lo slancio di ricostruzione del secondo dopoguerra ha un riflesso immediato e forte nell’ambito culturale. Ne sono testimoni le opere di artisti quali Lucio Fontana, Enrico Castellani, Francesco Lo Savio e Piero Manzoni. Nascono o si sviluppano in questi anni nuove correnti artistiche, quali lo Spazialismo, la Pittura Nucleare, il Movimento Arte Concreta e Azimuth. Colombo, che inizia a esporre le proprie pitture, sculture e ceramiche giovanissimo, già nel 1956, è nel 1959 tra i fondatori del Gruppo T con Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gabriele De Vecchi e, successivamente, Grazia Varisco. La loro prima mostra, Miriorama, si tiene alla Galleria Azimut nel gennaio del 1960 e segna il desiderio di superare l’autonomia soggettiva, verso la collaborazione e la pratica di gruppo come identità artistica.